Ryanair torna a volare a luglio

articolo tratto da www.corriere.it

Ryanair ha intenzione di tornare a volare in Italia e in Europa dal 1° luglio anche se ancora in versione ridotta (massimo il 40% dei voli) ma coprendo il 90% delle destinazioni del proprio network. I passeggeri dovranno indossare a bordo una mascherina o qualsiasi cosa possa coprire le vie orali altrimenti non potranno partire. E una volta aeroporto gli sarà misurata la temperatura corporea. Ma i governi, a partire da quello italiano, dovranno evitare di imporre il distanziamento sociale a bordo non soltanto perché «tenere il sedile centrale vuoto non serve a niente, ma anche perché economicamente parlando non ha senso», spiega durante un’intervista telefonica con il Corriere della Sera David O’Brien, chief commercial officer della low cost. Facendo intendere che quel vincolo scoraggerebbe un ritorno effettivo del vettore nel nostro Paese.

La programmazione

«L’idea è volare meno volte al giorno ma in più località possibili», sintetizza O’Brien. I decolli in tutta Europa dovrebbero così salire attorno al migliaio ogni 24 ore. Una ripresa graduale che però, avverte il manager, dipende tutta dalle decisioni dei governi. Ad oggi infatti in Italia non ci si può spostare al di fuori della propria Regione se non per i motivi previsti dal dpcm. E in generale nel Vecchio Continente le restrizioni imposte rendono quasi impossibile muoversi. «Ma notiamo una convergenza sul 1 luglio come data di riapertura», dice. Non c’è il rischio che quel momento venga spostato più avanti e intanto Ryanair ha venduto biglietti su voli che non potranno essere operati? «A un certo punto bisogna pur iniziare a riaprire le attività», replica.

I clienti italiani

Barriere rimosse o meno O’Brien pensa che a trainare il trasporto aereo all’inizio saranno i collegamenti domestici. «Nelle ultime due settimane stiamo registrando un incremento di ricerche e prenotazioni degli italiani del Nord verso le località del Sud», rivela. Il piano nel nostro è di partire il 1° luglio con circa 2.000 voli alla settimana da/per l’Italia su un totale di 7.000 a livello di network complessivi. Ma le incognite non sono poche. Intanto il distanziamento sociale. L’Italia è l’unico che lo impone a bordo e questo costringe le compagnie che volano queste settimane a non vendere 1/3 dei sedili. Una misura che secondo O’Brien non ha senso. «Come fai a tenere distanti le persone 1-2 metri? Nemmeno bloccando il posto centrale della fila ci riesci: sono 45 centimetri, comunque insufficienti». Non solo. Secondo lui da un punto di vista sanitario è inutile. Per non parlare dell’aspetto economico: i vettori sarebbero penalizzati nei ricavi dovendo rinunciare al 33-35% degli introiti. «Sono sufficienti due misure: coprire bocca e naso e farsi controllare la temperatura del corpo».

Le accuse ad Alitalia

Il dirigente si scaglia contro i 3 miliardi di euro che il governo intende stanziare per la newco che dovrà rilanciare Alitalia. «Ho letto la bozza (del decreto Rilancio, ndr) e mi sembra una cosa folle! È come dare eroina a un tossicodipendente», attacca. «Alitalia ha il 20% del mercato italiano e il vostro governo cosa vuole fare? Vuole che paghi l’altro 80%?». O’Brien ricorda che Ryanair pesa il doppio di Alitalia sui flussi nel nostro Paese: «Per questo non vogliamo essere spettatori: Alitalia non salverà l’aviazione italiana, il governo vuole spendere 3 miliardi per rilanciarla ma più piccola? Ricordo poi che in questo momento nel settore quei soldi si bruciano abbastanza in fretta». Ryanair ribadisce l’intenzione di ricorrere in sede europea contro questi finanziamenti.

I suggerimenti

Ecco allora alcune proposte per far riprendere il settore in Italia. «Via la tassa municipale: ne beneficerà Alitalia certo, ma anche tutti gli altri vettori». Niente tassa per quanto tempo? «Fosse per noi di Ryanair diremmo per sempre. Se non si può fare allora meglio per sempre negli aeroporti piccoli con meno di 2 milioni di passeggeri l’anno. E se nemmeno questo si può fare suggeriamo una moratoria di tre anni». Solo così – fa intendere – vettori low cost come Ryanair potranno tornare a investire in massa sull’Italia. Certo, aggiunge, servirebbe anche una partecipazione attiva e costruttiva dei grandi scali perché alcuni di loro hanno ancora tariffe troppo elevate.

Nei prossimi mesi

Quanto al futuro Ryanair il chief commercial officer auspica di ripristinare il 60% dei voli tra agosto e settembre per arrivare all’80% la prossima stagione estiva (fine marzo-fine ottobre 2021). In Italia si stima un taglio del 20% della flotta di 70 aerei, pari a 400 esuberi (su 3.000 a livello europeo). «Il mercato italiano è sottoservito», dice O’Brien. E nel suo ruolo aggiunto di ceo di Lauda (che fa parte del gruppo assieme a Ryanair, Buzz e Malta Air) non esclude che la compagnia ora con base a Vienna possa ristrutturarsi spostando il suo hub in Italia.

,,,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *